
7) Elogio di Socrate.
Durante il banchetto in onore di Agatone, dagli illustri ospiti
viene affrontato l'argomento dell'amore. Alla fine interviene
Socrate, che paragona l'amore alla filosofia. A questo punto entra
nella sala del banchetto Alcibiade, gi mezzo ubriaco e, avendo
visto Socrate, ne tesse l'elogio. Ne esce un ritratto del filosofo
particolarmente significativo.
Platone, Simposio, 215a-222b.
1   Questo elogio di Socrate, o amici, mi prover a farlo cos,
per immagini. Lui creder che lo faccia per dire cose pi
ridicole, ma l'imagine sar per cogliere il vero, non per far
ridere. Io dico cio che costui  somigliantissimo a quei sileni
esposti nelle botteghe degli scultori, che gli artisti figurano
con zampogne e flauti, i quali, se li apri in due, mostrano dentro
simulacri degli di. E dico ancora che lui assopmiglia al satiro
Marsia; e che almeno nell'aspetto tu sia uguale a costoro, o
Socrate, nemmeno tu potresti negarlo; e come somigli loro in tutto
il resto, ascolta. Sei insolente, no? Se non consenti produrr dei
testimoni. E non flautista? S, e molto pi meraviglioso di
Marsia. Costui almeno incantava gli uomini per mezzo dei suoi
strumenti, con la potenza che gli usciva di bocca, e ancora fa
cos chi esegue le sue melodie - giacch quelle che suonava Olimpo
le dico di Marsia che gliele ha insegnate. Dunque le sue melodie,
sia che le esegua un flautista valente, sia una suonatrice da
nulla, esse da sole, per la loro potenza divina, trasportando le
anime in deliri e discoprono quali d'esse hanno bisogno degli di
e d'essere iniziate. Ma tu sei diverso da lui solo in questo, che
ottieni lo stesso effetto senza strumenti e con le nude parole.
Noi, certo, quando ascoltiamo qualcun altro parlare, anche un
bravo oratore, su altri argomenti, non ce ne importa nulla, per
dirlo chiaro, di nessuno; ma quando si ascolta te o qualcun altro
riporti, anche se  uno sciocco qualunque, i tuoi discorsi e li
ascolti una donna, o un uomo, o un ragazzo, ne rimaniamo
sbigottiti ed invasati. Io, sinceramente, o amici, se non fosse
che potreste credermi ubriaco del tutto, vi direi giurando quali
profonde emozioni ho provato ai discorsi di quest'uomo e provo
tutt'ora. Perch quando lo ascolto, molto di pi che ai coribanti
il cuore mi salta dentro e mi prendono le lacrime per effetto
delle sue parole e vedo che anche moltissimi altri provano la
stessa emozione. Ascoltando Pericle e altri bravi oratori, sentivo
che parlavano bene, ma non soffrivo niente di simile, n l'anima
mi tumultuava, n m'irritavo al pensiero di soggiacere come uno
schiavo. Ma per questo Marsia qui spesso, s, mi son trovato in
tale stato da pensare di non poter pi vivere nelle condizioni in
cui sono. E questo, o Socrate, non dirai che non  vero. Ancor
oggi debbo riconoscere a me stesso che se soltanto fossi disposto
a prestargli orecchio, non resisterei e proverei gli stessi
effetti. Perch lui mi piega a confessare che, mentre difetto di
mille cose, di me stesso non mi curo, ma m'occupo degli affari
d'Atene. Facendomi violenza, distraggo le mie orecchie da lui,
come dalle Sirene, e mi allontano fuggendo, perch non avvenga
ch'io invecchi accoccolato vicino a lui. E solo di fronte a
quest'uomo io ho provato, cosa che nessuno sospetterebbe in me, la
vergogna di fronte a qualcuno. Ma io di lui solo provo vergogna
perch riconosco in me stesso che non sono capace di controbattere
che ci che lui pretende non si debba fare; ma, appena mi
allontano da lui, sono vinto dall'ambizione di onori pubblici. Lo
tradisco come schiavo fuggitivo e lo abbandono, e quando lo vedo,
mi assale vergogna per le cose che mi ha fatto riconoscere. E
spesso sarei felice se non fosse pi tra i vivi! Ma so bene che se
ci avvenisse, ne sarei pi angosciato, cos che non so proprio
cosa farne di quest'uomo.
2   Proprio dalle melodie del flauto di questo satiro qui, io e
molti altri abbiamo provato questi effetti. Ma ascoltate ancora
come  simile a coloro ai quali l'ho confrontato e il meraviglioso
potere che possiede. Perch, sappiatelo bene, nessuno di voi lo
conosce! Ma io ve lo scoprir giacch mi ci son messo. Voi vedete
che Socrate  sempre in amore con le belle persone, gli  sempre
intorno e ne  tutto turbato, poi ignora tutto e non sa nulla...
almeno all'apparenza!. E non  da sileno questo? Ma  tutto lui!
Perch questa  la sua veste di fuori, come nel sileno scolpito;
ma, apritelo dentro, e immaginate mai, miei cari bevitori, di
quanta temperanza  pieno? Sappiate che, se uno  bello, a lui non
importa niente, ma lo sdegna quanto nessuno crederebbe, n gli
importa se  ricco o possiede qualunque altra fortuna di quelle
strabenedette dalla gente.. Lui ritiene che tutti questi possessi
non valgono nulla e che noi siamo nulla: ve lo dico io e passa il
suo tempo a far l'ingenuo e a prendersi gioco della gente: ma
quando fa sul serio e si apre, non so se qualcuno ha mai visto i
simulacri che ha dentro! ma io una volta li vidi e li sentii cos
divini e preziosi e cos stupendi e meravigliosi che non mi rimase
se non fare all'istante ci che Socrate voleva. Ora, poich
credevo che egli prendesse sul serio la mia bellezza, pensai
ch'ero ben fortunato ed avevo una straordinaria occasione, perch
potevo, compiacendo Socrate, ascoltare tutto quanto lui sapeva.
Perch della mia bellezza ero incredibilmente superbo. Pensato
tutto questo, mentre prima solevo starmi con lui insieme a un
servo e mai solo, da allora, congedato il servo, rimanevo solo con
lui. Bisogna naturalmente che vi dica tutta la verit: state
attenti e se mento, Socrate, sbugiardami. Lo incontravo, o amici,
solo a solo e pensavo che presto mi avrebbe fatto quei discorsi
che un amante fa al suo amore quando si trovino soli, e ne ero
pieno di gioia. Ma di tutto ci non avveniva nulla: discorreva con
me secondo il solito, e trascorsa insieme la giornata, mi piantava
e partiva. Allora lo invitai a far ginnastica insieme ed io mi
esercitavo con lui sperando che l avrei concluso qualcosa. Ebbene
egli faceva gli esercizi con me, e spesso la lotta, senza alcuno
presente, e che debbo dire? non ne veniva fuori nulla. Visto che
in questo modo non ci riuscivo, mi parve che fosse necessario
attaccare quest'uomo con la violenza, e non smettere, dal momento
che avevo cominciato, finch la faccenda non si fosse chiarita. Ed
ecco che lo invito a cena proprio come un amante che tende la
trappola al suo amore. Ma neppure in questo mi dette retta alla
svelta, tuttavia col tempo si lasci persuadere. Quando venne la
prima volta, appena finito di cenare voleva andarsene, e per
allora, vergognandomi, lo lasciai partire. Ma di nuovo ripetei la
trappola, e dopo ch'ebbe cenato m'intrattenni a parlare con lui
fino a notte inoltrata e, quando volle andarsene, lo convinsi a
rimanere col pretesto che era tardi. Riposava dunque sul letto
vicino al mio, l dove aveva cenato: nella stanza non dormiva
nessuno, solo noi. Fin qui il mio racconto andrebbe bene anche a
raccontarlo a chicchessia; ma da qui in avanti non udreste il mio
racconto se, innanzitutto, secondo il proverbio, il vino (con o
senza fanciulli) non fosse veritiero; e poi mi sembra ingiusto
tralasciare un cos superbo atto di Socrate, ora che mi son messo
a farne l'elogio. Ma ancora io mi sento come un uomo morso da una
vipera: dicono cio che chi l'ha subito non sia disposto a
raccontare com' stato se non ai compagni di sventura perch essi
soli comprendono e possono scusare se sotto l'azione di quella
sofferenza ne combina e ne dice d'ogni colore. Io pure, ferito dal
morso pi straziante e nella parte pi dolorosa in cui si possa
essere addentati... perch nel cuore, nell'anima o come lo si
voglia chiamare, sono stato piagato e morso dai discorsi di
filosofia che addentano pi selvaggi d'una vipera quando
s'attaccano a un'anima giovane e non ignobile, e la inducono a
fare e dire qualunque cosa... e poi vedo qui i Fedri, gli Agatoni,
gli Eurissimachi, i Pausania, gli Aristodemi, gli Aristofani - e
di lui, Socrate che dire? e quanti altri...? perch tutti siete
accomunati dal delirio e dal furore bacchico per la filosofia...
perci mi starete tutti a sentire e scuserete i miei atti di
allora e ci che dico adesso. Ma i servi e chiunque altro ci sia
profano e rozzo, mettetevi spesse porte alle orecchie.
3   Quando dunque, o amici, si spense il lume e i servi furono
usciti, mi parve che non fosse il caso di fare il sottile con lui,
ma di dirgli liberamente quello che pensavo. Cos lo scossi e
dissi: Socrate, dormi?. No mi rispose. Sai cos'ho pensato?.
Che cosa mai? disse. Ho pensato - risposi - che tu se l'unico
amante degno che io abbia e vedo che esiti a dichiararti. Ora, io
la sento cos: ritengo che sarebbe del tutto stupido se non ti
compiacessi anche in questo come in tutto quello di cui tu avessi
bisogno, dei miei beni e dei miei amici. Per me nulla  pi
importante che divenire quanto  possibile migliore, e io credo
che per questo nessuno mi pu essere di pi valido aiuto che te. E
certo di fronte alla gente che sa mi vergognerei di non concedermi
a un uomo come te, molto di pi che di fronte al volgo ignorante,
se ti compiacessi. Egli mi stava a sentire e poi, con quella
solita aria innocente ed ironica, tutta sua: Mio caro Alcibiade -
disse - rischi di non essere affatto sciocco se per caso son vere
le cose che dici di me e se c' dio sa quale potere in me che ti
potrebbe rendere migliore. Ecco tu vedresti in me una
irresistibile bellezza del tutto incomparabile pure alla grazia
delle tue forme: se avendola scoperta cerchi di appropriartene
barattando bellezza con bellezza, miri a guadagnarci non poco alle
mie spalle! Via, in cambio di una bellezza apparente tenti di
guadagnarci una bellezza vera e calcoli, alla lettera, di
scambiare oro con rame. Ma, o beato, guarda meglio, che io non
sia nulla e tu non te ne accorgi! Certo la vista della mente
comincia a vedere pi acutamente quando quella degli occhi tende a
declinare: e tu ci sei ancora lontano. Lo ascoltai e poi: Da
parte mia, dissi,  cos, e non ti ho detto niente di diverso da
quello che penso. Decidi tu quel che sia meglio per te e per me.
Cos parli bene, rispose, perch avremo tempo per decidere e
faremo ci che ci parr pi giusto in questa ed altre questioni.
Io naturalmente dopo quello che aveve udito e quello che avevo
detti, lanciando per cos dire i miei strali, credevo che egli
fosse ferito. Mi rizzai e senza lasciargli dire pi nulla lo
ricopersi con il mantello che avevo (poich era inverno), e,
sdraiatomi sotto questo suo solito gabbano, gettai le braccia
attorno a quest'uomo veramente demoniaco e straordinario e giacqui
con lui l'intera notte. E neppure adesso puoi dire, Socrate, che
mento. Malgrado tutti questi miei sforzi, costui di tanto mi
super, sdegn e derise la mia bellezza, e la offese ... eppure
credevo che valesse qualcosa, o giudici (ch voi siete giudici
della superbia di Socrate) ... ebbene, sappiatelo, lo giuro per
gli di e per le dee, dormii con Socrate e mi levai n pi n meno
che se avessi dormito col padre o con un fratello maggiore.
4   Dopo questo, come pensate che fosse il mio animo? Avere
coscienza d'essere svilito da lui, ma dovere ammirarne il suo
essere, la sua temperanza e la sua fortezza. Pensare d'essere
capitato con un uomo quale mai certamente avrei pi potuto trovare
cos sapiente e forte. Cosicch non ero capace d'essere in collera
n di privarmi della sua compagnia, n riuscivo a strologare come
attirarlo a me. Perch sapevo perfettamente che alla ricchezza era
molto pi invulnerabile, da ogni parte, che non Aiace alla spada,
e nell'unica cosa con cui credevo di poterlo catturare, m'era
sfuggito. Ed eccomi, senza una via d'uscita, ridotto schiavo da
quest'uomo come nessuno mai da un altro non facevo che girargli
attorno. Tutti questi fatti mi erano gi accaduti, quando in
seguito fummo insieme soldati al campo di Potidea, dove avevamo il
rancio in comune. Per cominciare, nelle fatiche non solo era
superiore a me, ma a tutti quanti. Quando, rimasti isolati in
qualche parte, come avviene in guerra, ci capitava di dover
sostenere la fame, gli altri, in confronto, non valevano nulla in
resistenza. Ma nelle baldorie, invece, lui solo sapeva godere fino
in fondo e a bere, - non che lo volesse, ma quando lo si forzava -
vinceva tutti; ma ci che pi meraviglia  che Socrate nessuno
uomo mai l'ha visto ubriaco. E di ci, credo, presto se ne avr la
prova. Quanto a sopportare l'inverno (perch l erano tremendi)
faceva miracoli e, fra gli altri, una volta che c'era un gelo da
inorridire e tutti stavano rintanati dentro o se uno usciva si
avvolgeva in una incredibile quantit di panni, si calzava e si
fasciava i piedi con feltri e pellicce, lui, con un tempo simile,
se ne usciva con questa gabbanina che ha sempre, e scalzo
camminava sul ghiaccio, pi tranquillo che gli altri tutti
iscarponati. E i soldati lo sbirciavano credendo che li volesse
mortificare.
5   E questo basti per tale argomento. Ma che comp e sostenne il
forte eroe, una volta, laggi al campo, merita ascoltarlo. Tutto
assorto in qualche idea s'era piantato ritto l, fino dall'alba,
meditando; e poich non ne veniva a capo, continuava, ritto in
piedi, la sua ricerca. E gi era mezzogiorno e alcuni uomini se
n'erano accorti e meravigliati dicevano l'un l'altro: Socrate se
ne sta l impalato dall'alba in un qualche pensiero. Alla fine,
alcuni Ioni, scesa la sera, dopo aver cenato - poich allora era
estate - portarono fuori i giacigli e si misero a riposare
all'aperto e nello stesso tempo a controllare se stesse piantato
l tutta la notte. Ed egli vi stette finch fu l'alba e si lev il
sole. Allora si mosse e se ne and dopo aver fatto la sua
preghiera al sole. Se poi volete, eccolo nelle battaglie, perch 
giusto riconoscergli anche questo. Quando ci fu la battaglia per
la quale gli strateghi mi decorarono al valore, nessun altro mi
salv se non lui, che non volle abbandonarmi ferito: anzi port in
salvo le armi e me stesso. Ed io, o Socrate, anche allora pregai
gli strateghi che premiassero te: n di ci puoi biasimarmi n
dire che sia falso. Ma gli strateghi, considerando il mio grado
sociale, volevano insignire me, e tu stesso fosti pi sollecito di
loro acch le insegne le avessi io invece che te. Ancora, amici,
meritava davvero di vedere Socrate quando l'esercito si ritirava
in rotta da Delio! Mi capit appunto di essergli accanto, io a
cavallo e lui a piedi come oplita. Si ritirava dunque, rotte le
file, insieme a Lachete: ed io mi ci imbatto contro per caso.
Appena li vedo li esorto a star s d'animo e dico che non li
abbandoner. Qui davvero veder Socrate era spettacolo pi bello
che a Poltidea. Io avevo meno da temere perch ero a cavallo, ma
lui, innanzitutto vedevo quant'era superiore a Lachete in presenza
di spirito; e poi mi pareva che anche l camminasse come qui,
Aristofane, come tu dici tutto gonfio e sbirciando di traverso e
squadrava con calma amici e nemici mostrando chiaro ad ognuno
anche di lontano che se qualcuno avesse toccato quest'uomo, con
gran forza si sarebbe difeso. Anche per questo si ritiravano
sicuri lui e l'altro, perch coloro che hanno quest'animo in
guerra, si pu dire che non sono toccati, ma viene inseguito chi
fugge in disordine. In molte altre cose e meravigliose si potrebbe
lodare Socrate, ma di altre sue qualit si potrebbero dire le
stesse cose anche di un altro, invece che egli non somigli ad
alcuno fra tutti gli uomini antichi e moderni questa  la maggior
meraviglia. Cos le qualit di Achille si potrebbero assomigliare
a quelle di Brasida e d'altri, e quelle di Pericle a Nestore e
Antenore, e non sono i soli; e tutti gli altri potrebbero essere
confrontati in questo modo. Ma un uomo come questo qui, con le
singolarit sue e dei suoi discorsi, non lo si troverebbe che gli
somigli neppur di lontano, a cercarlo fra gli uomini d'oggi n fra
quelli di ieri; a meno che non lo si paragoni, non a uomini, ma a
quelli che dicevo, ai sileni e ai satiri, lui e i suoi discorsi.
Perch c' ancora questo, che ho tralasciato all'inizio: i suoi
discorsi sono quasi identici ai sileni che si aprono in due.
6   Chi dunque si mette a sentire i discorsi di Socrate, sulle
prime li troverebbe del tutto ridicoli, tali sono le parole e le
espressioni di cui s'avvolgono di fuori, qualcosa come la pelle
d'un satiro insolente: parla di asini bastati, di certi fabbri,
ciabattini e conciapelli e con le stesse voci pare sempre che
ripeta le stesse cose. Cosicch ogni inesperto o sciocco potrebbe
riderci sopra a questi discorsi. Ma chi li veda aperti e vi
penetri dentro, trover innanzitutto che essi soli, fra tutti i
discorsi, hanno una mente, e poi che sono i pi divini e pieni di
ogni immagine di virt e tendono a ci che v' di pi grande, anzi
a tutto quanto bisogna mirare per chi vuole diventare un uomo
nobile e eccellente. Ecco, amici, ci per cui lodo Socrate: quanto
ai biasimi, ve li detti mescolati al resto, narrando come mi ha
insultato. Ma non solo me ha trattato cos, ma anche Carmide,
figlio di Glaucone, Eutidemo di Diocle, e moltissimi altri che
egli ha ingannato facendo l'innamorato con loro e poi finendo
piuttosto come amato invece che amante. E queste cose le dico
anche a te, Agatone, perch non ti lasci ingannare da costui, ma
anzi reso esperto dalle mie sventure, te ne stia in guardia e
perch non t'accada, come dice il proverbio d'imparare a tue
spese come uno sciocco

 (Platone, Opere, volume I, Laterza, Bari, 1967, pagine 712-720).

